Investimenti del Private Equity nella moda: +36% in numero, +17% in valore

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Nel 2017 salgono a 15 le operazioni di investimento del private equity in aziende di moda e lusso sul mercato italiano contate da Aifi-Pwc(+36% sul 2016). L’ammontare totale passa da 465 a 544 milioni di euro (+17%).

Il settore recupera, dunque, dopo il picco di operazioni del 2015 (25 in totale) e il crollo del 2016 (11). Per quanto riguarda il valore, si assiste nel triennio a una sorta di stabilizzazione, intorno ai 500 milioni di euro, dopo il il massimo toccato nel 2014, oltre gli 850 milioni.

Le statistiche sono state elaborate in occasione del convegno annuale di Aifi- Associazione Italiana del Private Equity Venture Capital e Private Debt, tenutosi oggi (26 marzo) a Milano nella sede di Assolombarda, dove si è discusso sul tema: “Tecnologia per la finanza e finanza per la tecnologia”.

Considerate tutte le operazioni dell’anno, moda e lusso hanno ancora un peso esiguo (4,8% del totale), seppure in recupero rispetto al 2016 (3,4%). In base all’ammontare (544 milioni) il peso del fashion sul totale è dell’11% (5,7% nel 2016): il comparto risulta il secondo maggiore settore dopo i beni e servizi industriali (1,3 miliardi in valore).

Tra i deal dell’anno si ricordano The Carlyle Group, che ha rilevato il marchio Golden Goose, 21 Investimenti, che ha acquisito la maggioranza di Contemporary Bags e Style Capital Sgr, che ha messo in portafoglio il marchio Forte_Forte.

Il profilo dell’azienda target elaborato da Aifi-Pwc è simile a quello emerso nel 2016: si tratta in media di una realtà da 34 milioni di ricavi l’anno e 120 dipendenti. L’ammontare medio investito è stato di 39 milioni di euro.

Dai dati generali emerge che il numero di operazioni di private equity e venture capital è complessivamente diminuito nel 2017 a quota  311 (-3% rispetto al 2016).

Se si escludono dal confronto i mega deal (non presenti nel 2017) l’ammontare investito è salito del 45% a 4,9 miliardi. Numeri da record, secondo i ricercatori, come quelli dei disinvestimenti: 3,75 miliardi (+3%), con le operazioni di exit aumentate del 39% su base annuale, a quota 202.

«Il 2017 vede una crescita delle operazioni small-medium e large – ha commentato Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi – ovvero quei deal che riguardano la tipica impresa italiana. Questo è un fattore positivo per il Paese, perché denota investimenti nella crescita della nostra economia. La strada è giusta, ma servono ancora capitali per permettere una vera e propria ripresa».

«La finanza alternativa è la base da cui è andata avanti l’innovazione – ha ricordato Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi – e l’innovazione è la molla per la crescita economica e culturale». Stati Uniti, Cina e Regno Unito sono i mercati al momento più pronti ad affrontare sistemi diversi di gestione della finanza. L’Italia si sta spostando verso le tecnologie ma restano dei «blocchi comportamentali».

Le famiglie preferiscono gli investimenti in immobili (solo il 40% del risparmio è investito in attività finanziarie) e il capitale assicurativo e previdenziale è scarsamente orientato sulle Pmi, al contrario di quanto avviene all’estero. Le grandi imprese oggi hanno la possibilità di finanziare le piccole realtà innovative con il corporate venture capital.

Le aziende alla ricerca di fondi tendono a loro volta a optare per il debito bancario. «Non è con il debito che si cresce, ma quando il capitale di rischio finanzia le grandi operazioni per la crescita» ha concluso Cipoletta, prospettando una crescente disintermediazione bancaria, dettata anche da regole più stringenti in merito ai requisiti patrimoniali degli istituti di credito. (Fonte Fashion Magazine)

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